Mercati e finanza

Banca centrale della Turchia: aspettative su inflazione, tassi e cambio per fine 2025

La Turchia chiude il 2025 con una delle politiche monetarie più restrittive al mondo. Dopo che l'inflazione al consumo ha toccato il picco del 75,45% a maggio 2024 e la banca centrale ha portato il tasso di riferimento al 50%, la disinflazione è in corso (l'IPC annuo era al 32,9% a ottobre 2025 e il tasso di riferimento era stato ridotto al 39,5%) e l'aspettativa per fine 2025 è di ulteriore disinflazione graduale, tagli dei tassi prudenti solo se i progressi proseguono e una stabilizzazione cauta della lira, purché la politica ortodossa regga e le riforme strutturali avanzino.

Banca centrale della Turchia: aspettative su inflazione, tassi e cambio per fine 2025

La Turchia si avvicina alla fine del 2025 con la Banca centrale della Repubblica di Turchia (TCMB) che conduce una delle politiche monetarie più restrittive al mondo. L'aspettativa di base incorporata nella politica attuale è triplice: disinflazione graduale, un tasso di riferimento che resta elevato finché i progressi non sono chiaramente consolidati e una stabilizzazione cauta della lira. Ciascuno di questi tre aspetti conta per le imprese e per gli esportatori e nel corso del 2025 la tendenza si è mossa nella direzione giusta.

Verso dove sta andando l'inflazione turca?

Il punto di partenza era alto. L'inflazione al consumo ha superato il 65% all'inizio del 2024, ha raggiunto circa il 68,5% su base annua a marzo 2024 e ha toccato il picco del 75,45% a maggio 2024. I fattori sono ben individuati: forti aumenti dei prezzi di alimentari ed energia, robusta crescita dei salari dopo i successivi aumenti del salario minimo, deprezzamento della lira che alimenta i costi di importazione e interruzioni globali delle forniture.

Da allora l'inflazione ha rallentato, fino al 32,9% a ottobre 2025, e le previsioni indicano un'ulteriore disinflazione graduale se la politica monetaria restrittiva persiste. Gli analisti avvertono che i progressi saranno lenti: l'inflazione di fondo è vischiosa, la pressione salariale continua e la dipendenza della Turchia dalle importazioni, in particolare di energia, tiene ben aperto il canale di trasmissione del tasso di cambio. Si ritiene che una stabilità dei prezzi duratura richieda non solo tassi alti ma anche riforme strutturali: miglioramento della produttività del lavoro, minore dipendenza dalle importazioni, disciplina fiscale e una politica monetaria credibile e indipendente.

Fino a dove taglierà la TCMB rispetto al picco del 50%?

La TCMB ha portato il proprio tasso di riferimento al 50% entro marzo 2024, un ciclo di restrizione aggressivo che diverge nettamente dall'allentamento visto negli Stati Uniti e in Europa e dalla linea più stabile della maggior parte delle banche centrali dell'area MENA. I dirigenti si sono impegnati a mantenere la politica restrittiva finché non vi saranno progressi misurabili e duraturi contro l'inflazione.

La TCMB ha iniziato ad allentare la politica monetaria a dicembre 2024 e, dopo un temporaneo inasprimento nella primavera 2025, a fine ottobre 2025 aveva ridotto il tasso di riferimento al 39,5%; gli analisti si aspettano ulteriori tagli graduali e dipendenti dai dati. Nel frattempo famiglie e imprese affrontano costi elevati di indebitamento e dei mutui che mettono sotto pressione i bilanci e frenano gli investimenti. Il ritorno atteso è di medio periodo: credibilità ripristinata, un contesto macroeconomico più stabile e un miglioramento della fiducia degli investitori.

Qual è la prospettiva per la lira?

La lira è scesa di oltre il 36% sul dollaro statunitense nel 2023 in un contesto di politica non convenzionale, inflazione alta e persistenti disavanzi commerciali. Il ritorno a una politica ortodossa ha contribuito a ricostituire le riserve in valuta estera entro metà 2024, sostenuto da indebitamento esterno e da un approccio più morbido agli interventi.

La fiducia si sta ancora ricostruendo. Gli investimenti diretti esteri non sono tornati ai livelli precedenti e la bilancia commerciale resta gravata dalle importazioni di energia. Lo scenario di fine 2025 che la maggior parte degli analisti delinea è una stabilizzazione cauta, subordinata al proseguimento dell'ortodossia, al miglioramento della fiducia e ai progressi sul disavanzo commerciale. Shock esterni e tensioni geopolitiche potrebbero ancora muovere la valuta in modo marcato in entrambe le direzioni.

Come devono posizionarsi imprese ed esportatori?

  • I decisori politici devono rafforzare disciplina monetaria, credibilità fiscale e indipendenza della banca centrale per ancorare le aspettative.
  • Gli investitori dovrebbero osservare i tassi di interesse reali, prepararsi alla volatilità e ricorrere a diversificazione e a coperture sui cambi.
  • Le imprese che dipendono dalle importazioni o da debito in valuta estera dovrebbero rafforzare le catene di fornitura locali, negoziare i contratti in valute stabili e ampliare i mercati di esportazione.

Per i produttori turchi i ricavi da export in valuta forte sono di per sé una copertura: incassare in euro e dollari sostenendo costi in lire attenua le oscillazioni valutarie. Questa logica sta alla base dell'orientamento all'export dei produttori di riscaldamento da fonti rinnovabili che spediscono collettori PVT e pompe di calore a R290 verso i mercati europei. Per produttori disciplinati e orientati all'export come Solimpeks, che esporta in oltre 96 Paesi, il contesto del 2025 è gestibile e la tendenza alla disinflazione gioca a loro favore.

economia della Turchia TCMB inflazione tassi di cambio
L'autore

Responsabile finanziario

Condividi
in Ig f